BACK

 

 

ALGHERO

 

 

Alghero /alɟerɔ/ [al-ghe-ro] (in catalano L'Alguer) è una città di oltre 42.000 abitanti della Provincia di Sassari. Viene considerata un'isola linguistica catalana in quanto il 40% dei suoi abitanti lo parla nella variante algherese, riconosciuta dall'Italia come lingua minoritaria e che sta ricevendo tutela attraverso programmi di insegnamento e di utilizzo ufficiale all'interno del territorio comunale.

È famosa anche come Riviera del Corallo, in quanto è uno dei punti in cui i corallai pescano il prezioso corallo rosso, uno dei più pregiati al mondo.
 

Il territorio di Alghero inizia la sua storia circa 6000 anni fa durante il Neolitico e prosegue lungo le fasi della storia che ha interessato tutta la Sardegna (per approfondire vedi la voce La Sardegna nella preistoria); la civiltà nuragica ha eretto qui numerosi monumenti, quali le necropoli ipogeiche di Santu Pedru e di Anghelu Ruju, e i villaggi nuragici di Palmavera e di Sant'Imbenia. I Fenici, durante il IX secolo a.C., avevano instaurato proprio qui uno dei più proficui porti commerciali, favoriti dalla conformazione della costa e dalla presenza di risorse, soprattutto acqua dolce. Del periodo romano Alghero conserva poche testimonianze, come la villa romana di Santa Imbenia, il santuario lustrale della Purissima e il ponte romano sullo stagno del Calich.

In passato Alghero ha subìto diverse dominazioni che hanno influito profondamente sugli usi e costumi dei suoi abitanti, soprattutto per quanto riguarda la lingua, che mantiene la versione antica del catalano. Le origini della città vengono fatte risalire alla prima metà dell'XI secolo, anche se non ancora del tutto certe, con la fondazione del borgo vecchio da parte dei Doria, nobile famiglia genovese. In seguito, per la posizione strategica del borgo e per la presenza di una ricca falda acquifera sotterranea (di cui abbiamo ancora una testimonianza nei pozzi a cui si accede da alcune vecchie case del centro) furono numerosi i tentativi di impadronirsi della città: nel 1283 ci provarono i Pisani senza però riuscirvi, mentre nel 1353 venne conquistata dagli aragonesi, guidati dal sovrano di Catalogna Pietro IV il Cerimonioso, che popolò la città di catalani (alcuni sostengono fossero per la maggior parte graziati delle carceri spagnole e prostitute, ma questa tesi non ha per ora credito se non dalla stessa popolazione algherese); in quel periodo Alghero fu colpita da peste e carestia, e questo li costrinse alla resa. Nella seconda metà del XIV secolo, durante la crisi del Regno d'Aragona, Alghero rimase senza protezione , e questo diede modo alla Giudicessa Eleonora d'Arborea e a suo marito Brancaleone Doria di conquistare finalmente la città dopo anni di inutili tentativi. Nel 1492, a seguito dell'espulsione da Alghero della numerosa e ricchissima comunità ebraica, l'economia ricevette un duro colpo, a cui nel 1503 pose fine la bolla pontificia di Papa Giulio II. Nel 1541, l'imperatore Carlo V venne in visita accompagnato dall'ammiraglio Andrea Doria, constatando le qualità che la resero così appetibile nel passato, e coniando la famosa espressione "Estad todos caballeros". Nel 1652 fu colpita nuovamente dalla peste, portata nella città da una nave catalana, a cui alcuni algheresi speravano di salvarsi emigrando verso altre zone della regione, dando il via invece alla diffusione della pestilenza in tutto il territorio, peste che colpì duramente la regione per ben quattro anni. Nel 1720 si instaurò infine il dominio di Casa Savoia, ma Alghero, oramai di cultura catalana, rimase restia ai cambiamenti per renderla più consona al lignaggio della casa sabauda.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Alghero e il territorio vennero bombardati, e il territorio fu occupato dalle truppe tedesche; la città riuscì comunque a risollevarsi, anche perché i danni, soprattutto per quanto riguarda la città vecchia, non furono fortunatamente ingenti. Una piccola nota riguarda il complesso di San Michele: poiché molti algheresi persero durante i bombardamenti la propria abitazione, vennero alloggiati nel collegio dei Gesuiti allora abbandonato e retrostante la chiesa: solo adesso, dopo anni di resistenza, il borgo sta per essere recuperato per essere trasformato in una corte artistica, ma le ingenti opere di conversione del collegio in abitazioni hanno per sempre deturpato l'aspetto originale del palazzo, che ad un attento esame rivela ancora comunque tracce del suo aspetto passato.

Negli anni '60 la città visse, come del resto tutta Italia, un momento di forte ripresa, accompagnato però da una forte speculazione edilizia che ha sui bastioni nei pressi di Porta a mare uno degli esempi più eclatanti, insieme ad alcuni Hotel posti sul litorale algherese.

 

LA LINGUA

 

In accordo con le politiche dell'Unione Europea e della Repubblica Italiana, nonché della Regione Autonoma della Sardegna in fatto di salvaguardia e valorizzazione delle realtà linguistiche locali, il Comune di Alghero ha deciso di adottare quale lingua ufficiale insieme all'italiano, la variante algherese del catalano, ad esempio negli atti pubblici. Testimonianza di questo fatto è anche la versione bilingue (italiano-catalano) del sito istituzionale del comune.
Non va però dimenticato che oltre al catalano, in città parte della popolazione parla la lingua Sarda nelle sue diverse varianti.

Ambiente e Territorio

Alghero conta un panorama naturale molto vario, dalle spiagge con sabbia fine alle scogliere con sassi piatti o molto frastagliati: è apprezzabile soprattutto la vista dal mare, in quanto si riesce a cogliere la varietà della sua costa mista alla vegetazione, la tipica macchia mediterranea e alla pineta che spesso fa da contorno; molto apprezzato per il suo panorama è il promontorio di con la sua ormai conosciuta falesia a forma di tartaruga che è divenuta una dei simboli di Alghero, insieme al pregiato corallo. La zona di Capo Caccia con la prospiciente Isola Piana e del Golfo di Porto Conte è sito di primario interesse naturalistico, in cui recentemente è stata costituita l'Area naturale marina protetta Capo Caccia Isola Piana. La particolare conformazione geologica (origine carsica) rende la zona ricchissima di grotte ed anfratti, ancora in buona parte inesplorati. Insistono proprio qui le famose Grotte di Nettuno, accessibili sia dal mare sia da terra (tramite la famosa Escala del Cabirol, di 656 gradini), e che offre al suo interno un panorama di meravigliose sale e piscine, come la piscina del gigante, e stalattiti e stalagmiti di forme particolari, come l'organo. Sul versante orientale di Capo Caccia si aprono a strapiombo sul mare la Grotta dei Ricami e la Grotta Verde, raggiungibili solo via mare; nella prima numerose concrezioni danno origine a dei ricami di calcare, mentre nella seconda si possono ancora notare i resti di alcuni graffiti risalenti al Paleolitico, ormai quasi perduti a causa di atti vandalici e passati tentativi di "strappo".

Un 'altra area protetta in cui è possibile fare del trekking è l'Arca di Noè, situata in zona Tramariglio: qui nidificano ancora sul ciglio delle scogliere il Grifone, e altri uccelli protetti, come il Falco Pellegrino, il Ghebbio, il Cormorano (che predilige la prospiciente Isola Foradada) e il Gabbiano Corso, ma è possibile vedere anche esemplari di Pernice, Daino, Cavallino della Giara e di Cinghiale, oltre a numerose specie vegetali protette, come la Centaurea horrida. L'area è molto vasta e comprende Monte Timidone, Punta Cristallo e la splendida Cala d'Inferno, dove il mare cristallino permette di fare tra gli snorkeling più suggestivi della costa quando è tranquillo (il suo nome deriva dal fatto che quando tira il maestrale è impossibile avvicinarsi) e di ammirare in volo i grifoni. Altri punti consigliati per lo snorkeling sono la Cala Dragunara, Punta Giglio, le due grotte dell'Isola di Foradada e Porto Conte, il più grande porto naturale del mediterraneo, dove è possibile vedere ancora qualche esemplare di Nacchera (Pinna nobilis), protetta da alcuni anni contro la pesca abusiva.

Numerose anche le possibilità per gli amanti delle immersioni: la più nota è la Grotta del Nereo (a circa 18 metri di profondità) che offre un incredibile varietà di fauna e flora marine a chi visita le sue gallerie, che creano un vero e proprio labirinto in cui si possono vedere esemplari di corallo, gorgonacea, aragosta, murena e i tipici predatori del mare algherese, ma anche la Grotta di Falco e quella di Punta Giglio, la Grotta del Sommergibile o la Madonnina e il Portico di Punta Semaforo.

A pochi metri da Alghero, nella frazione di Fertilia, si trova lo stagno d'acqua salmastra del Calich, con le rovine del ponte romano, dove un tempo facevano la loro comparsa i fenicotteri rosa durante il periodo delle migrazioni; per chi ama addentarsi all'interno un punto di riferimento è il Lago di Baratz (unico lago di acqua dolce naturale della Sardegna) con la pineta circostante, lago in cui durante la ritirata l'esercito tedesco immerse armi e munizioni.

La costa algherese assume nei suoi 80 Km e più diversi nomi.
Verso nord: San Giovanni, Lido, Lido Novelli (ex stabilimento), Raphel, Mariposa; Maria Pia: Conchiglia, Hermeu, Palafitta, Villa Segni; dopo la frazione di Fertilia: Punta Negra, le Bombarde, il Lazzaretto, Capo Galera, Maristella, Punta Giglio, il Faro, Pineta Mugoni (o baia delle Ninfe), Baia di Porto Conte, Tramariglio, Dragunara, Capo Caccia, Bantine Sale, Porto Ferro (nel comune di Sassari).
Verso sud: Scogli Piatti, Las Tronas, El Trò, Coda di Balena, Calabona, Vasche di Txu Peppino, Canal de l'Home Mort, spiaggia della Speranza (in parte ricompresa nel comune di Villanova Monteleone).

 

N.B. FONTE WIKIPEDIA AL 7/7/2007

 

 

torna su